Il NO del governo italiano alla proposta del “certificato di filiazione europeo”

 

Il 14 marzo 2023, la Commissione Politiche Europee del Senato ha respinto la proposta europea che punta a garantire ai genitori residenti nell’Unione il diritto ad essere riconosciuti come madri e padri dei propri figli in tutti gli Stati membri. 

Più specificamente, la proposta consiste nell’introduzione di un “certificato europeo di filiazione”, documento unico che consentirebbe di provare la filiazione dei minori e di garantire ai genitori residenti in Unione europea il diritto ad essere riconosciuti nella loro qualità di madri e padri dei propri figli in tutti gli Stati membri.

In base all’articolo 81 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, le misure che riguardano il diritto alla famiglia e che hanno implicazioni transnazionali sono stabilite dal Consiglio dell’Unione Europea con un voto all’unanimità. Il governo italiano, dunque, seguendo l’indirizzo dato dalla commissione del Senato, ha la possibilità di bloccare il percorso legislativo della proposta di regolamento.

È di tutta evidenza che questa iniziativa comporterebbe, non solo una semplificazione della vita di tutte le famiglie (non solo omogenitoriali) che hanno fatto ricorso alla gestazione per altri, ma – ancora più banalmente – l’oltremodo necessaria tutela dell’interesse superiore dei minorenni e dei loro diritti.

Tuttavia, il centrodestra ha ribadito la sua contrarietà ad allargare il novero delle forme di protezione concesse alle famiglie composte da persone dello stesso sesso, fugando, dunque, in maniera anacronistica, ogni speranza di approvazione della proposta.

Maria Cecilia Castellazzi, Trainee Lawyer

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