Le rettificazioni di attribuzione di sesso.

Il procedimento di rettificazione di attribuzione di sesso si inserisce nel più ampio ambito delle procedure di rettificazione relative agli atti di stato civile, disciplinate agli art. 95 ss. del DPR n. 396 del 3 novembre 2000. 

 

Tuttavia, data la particolare sensibilità della questione, per la rettificazione di attribuzione di sesso è prevista una disciplina ad hoc, regolata dalla legge n. 164 del 14 aprile 1982 (Norme in materia di rettificazione di sesso) e dall’art. 31 del D.lgs. n. 150 dell’1 Settembre 2011 (Disposizioni complementari al Codice di procedura civile in materia di riduzione, semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 69 del 18 giugno 2009). 

 

Ad oggi, per ottenere la rettificazione di attribuzione di sesso l’interessato/a deve proporre un vero e proprio giudizio di cognizione davanti al Tribunale del distretto di Corte d’Appello ove ha la sede il Comune che poi dovrà provvedere alla rettifica dei certificati anagrafici. 

 

La domanda dev’essere necessariamente accompagnata da documentazione specifica: la relazione di uno psicologo che accerti la presenza di una disforia di genere (che consiste nella condizione di chi sente di appartenere ad un sesso diverso da quello biologico con cui è stato riconosciuto/a alla nascita e che, a causa di tale discrepanza, versa in uno stato di malessere); la relazione a firma di un medico endocrinologo, a prova del percorso di terapia ormonale intrapreso dall’interessato/a (sia che si tratti di transizione MtF, che FtM).

 

Prima del 2015 era, altresì, necessario che l’interessato/a dovesse poi procedere ad una rettificazione anche chirurgica dei propri caratteri sessuali. Con la sent. n. 15138/2015 della Corte di Cassazione, da un lato, e la sent. n. 221/2015 della Corte costituzionale, dall’altro, si è finalmente affermato che l’intervento chirurgico (peraltro caratterizzato da un’elevata invasività, da una lunga degenza post-operatoria e dall’alta probabilità di insorgenza di complicazioni cliniche) per il cambio di sesso non è più da ritenere obbligatorio, bensì costituisce solo una delle possibili tecniche per realizzare l’adeguamento dei caratteri sessuali. 

 

La Corte di Cassazione ha precisato che il riconoscimento giudiziale del diritto al mutamento di sesso dev’essere preceduto da un “accertamento rigoroso del completamento di tale percorso individuale da compiere attraverso la documentazione dei trattamenti medici e psicoterapeutici eseguiti dal richiedente”; mentre la Corte costituzionale ha affermato che ciò che è ineludibile è “un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo”, mentre il trattamento chirurgico “costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona”. 

Una volta ottenuta la sentenza di rettificazione di sesso, è possibile procedere alla modifica di tutti i documenti personali che riportano il sesso di appartenenza, quali carta d’identità, passaporto, patente di guida, certificati anagrafici, curriculum vitae, polizze assicurative ecc., con possibilità anche di indicare un nuovo nome proprio, anche del tutto diverso da quello originario (dunque, non limitandosi alla mera declinazione del nome proprio originario al maschile o al femminile, es. Mario/Maria). 

Come si vede, si tratta di un iter abbastanza complesso e costoso, dal momento che, oltre all’intervento di uno psicologo e di un medico endocrinologo, richiede la necessità di proporre una vera e propria azione giudiziale, con obbligo di farsi assistere da un avvocato.

Lo Studio Legale Giambrone, grazie alla preparazione e alla sensibilità del proprio team di avvocati del dipartimento “GayLawyers”, specializzato nella tutela dei diritti LGBTQ+, è in grado di fornire assistenza qualificata e aiuto a chiunque abbia intenzione di iniziare il procedimento di rettificazione di sesso. 

 – Martina Iemma, Trainee Lawyer

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