Il caso Algeria: banditi i prodotti con colori e simboli arcobaleno

“Bisogna fermare la propagazione di prodotti contenenti questi colori e questi simboli, che cercano di inculcare certe idee presso le giovani generazioni”, queste le parole con cui il ministro algerino del commercio, Kamel Rezig, a Gennaio, ha dato ufficialmente il via alla sua campagna contro la comunità LGBTQIA+. Più nello specifico il ministro Rezig ha annunciato la sua scelta di rimuovere dagli scaffali qualsiasi tipo di prodotto sul quale sono apposti simboli e colori che rappresentano – a suo dire – un attacco alla religione e ai valori morali del popolo algerino. È doveroso segnalare, però, che non vi è nel suo discorso un esplicito riferimento ai colori arcobaleno, ma l’allusione è comunque inequivocabile. Così, in ottemperanza ad una legge relativa alla protezione del consumatore e alla repressione delle frodi, il ministro del commercio algerino ha confiscato oltre trentottomila prodotti contraddistinti da quei colori. Tra questi: articoli scolastici, giochi di bambini e anche 4500 esemplari del Corano, come riportato dal quotidiano arabofono “Ennahar”.

La legge in Algeria punisce l’omosessualità come atto contrario alla religione musulmana: l’”atto contro natura con un individuo dello stesso sesso” ha come pena la reclusione fino a tre anni. In altri paesi africani, invece, le pene inflitte possono essere ancora più rigide e severe: in molti Paesi dell’area è previsto l’ergastolo e in Mauritania, Sudan, Nigeria settentrionale e Somalia meridionale, chi appartiene alla comunità LGBTQIA+ rischia la pena di morte, come riportato da Amnesty International.

Contattaci
Compila il form per restare aggiornato sulle news GayLawyers